L’Abbazia

Stando a quanto narrato dalla tradizione agiografica e ai dati forniti dai rilievi archeologici, l’abbazia di Pedona sorse e si sviluppò a ridosso di un area cimiteriale romana. La nascita di un primo nucleo devozionale riferito a martyrium di San Dalmazzo si colloca nel V secolo, quando sul luogo della sepoltura venne edificata una basilica con funzioni cimiteriali.

Brevemente descritto dalle prime fonti agiografiche (inserire citazione latina), l’edificio doveva essere strutturato su tre livelli sovrapposti a un basamento aggettante sulla sponda del torrente e doveva prevedere una cupola ornata da statue che ospitava il corpo del santo.

Per quanto non confermate dalle fonti, le prime testimonianze archeologiche riferite a una comunità abbaziale legata al culto del martire Dalmazzo risalgono all’VIII secolo. In quel secolo il crescente successo della devozione spinse il re longobardo Ariperto II a fondare una comunità di monaci in corrispondenza della presunta sepoltura del santo dotandola di una chiesa a tre navate. Tra la fine dell’VIII e gli inizi del X secolo l’abbazia divenne un’importante cerniera di collegamento fra la Provenza e l’Italia, rivestendo un ruolo di mediazione fondamentale nello sviluppo culturale del contesto coevo.

Nel corso del X secolo le incursioni saracene nel Piemonte meridionale e la diffusa crisi che ne scaturì, determinarono l’abbandono della comunità e il trasferimento delle reliquie del santo presso la parrocchia alessandrina di Quargnento, dove i vescovi di Asti stavano sviluppando una piazza marcatale che necessitava di un culto importate.

Dopo l’anno mille l’abbazia divenne sede di una comunità benedettina e conobbe due secoli di grande sviluppo. L’acquisizione di importanti proprietà fondiarie unita al crescente successo del pellegrinaggio riferito alla tomba del martire, permisero la messa in opera di importanti lavori di ampliamento e adeguamento delle strutture destinate ai monaci e ai pellegrini e in particolar modo della chiesa abbaziale. Entro il XII secolo l’edificio longobardo venne interamente ricostruito con una struttura romanica a tre navate oggi riconoscibile nella facciata dell’attuale chiesa parrocchiale [imm 4]. Nel secolo successivo l’edificio venne ulteriormente ingrandito con l’aggiunta di due navate esterne e di un imponente avancorpo; in questi secoli a sud della chiesa, nell’area dove oggi sorge la canonica parrocchiale, dovevano svilupparsi il chiostro, la sala capitolare, il refettorio e lo scriptorium. A nord, gli edifici abbaziali prevedevano fienili, stalle e altre costruzioni legate alle attività agricole amministrate dai monaci; a est si aprivano con ogni probabilità altri spazi dedicati ai monaci.

In quest’epoca l’abbazia controllava una vasta giurisdizione feudale ricostruibile grazie alla bolla firmata da Papa Innocenzo IV nel 1246 ed estesa sui due versanti alpini italiano e francese e nell’adiacente pianura piemontese.

Nonostante questa conferma già alla fine del XIV secolo l’abbazia fu coinvolta in una fase di progressivo declino che si concluse entro la prima metà del XV secolo. Con l’erezione della diocesi di Mondovì nel 1438 i possedimenti dell’abbazia vennero uniti a quelli spettanti alla nuova sede vescovile, la chiesa divenne semplice parrocchiale e le strutture del monastero presero ad essere utilizzate come villa di campagna dai vescovi monregalesi. Gli stessi vescovi nel corso del XV secolo promossero una serie di interventi di adeguamento degli edifici. La chiesa si conservò nelle sue forme romaniche sino alla fine del XVII secolo, quando fu oggetto di importanti lavori di ricostruzione e adeguamento che le diedero l’attuale conformazione.

Gli edifici monastici vennero quindi demoliti e gli spazi furono ricostruiti con una nuova linea esterna che trova riscontro nel corpo architettonico di Villa Durandy, l’edificio posto a ridosso della parrocchiale, dove si sviluppa il percorso del Museo dell’abbazia di Pedona. Con l’istituzione della diocesi di Cuneo nel 1817, la parrocchia di Borgo san Dalmazzo venne annessa a questa, mentre la casa abbaziale e le proprietà rurali restarono al Vescovo di Mondovì sino al XX secolo.

Nota bibliografica

Per una ricostruzione delle vicende storiche dell’abbazia con annessa bibliografia si vedano A. M. Riberi, San Dalmazzo di Pedona e la sua abbazia, Torino 1929; G. Coccoluto; Primi insediamenti monastici sui versanti liguro-piemontesi delle Alpi Marittime, Tesi di laurea discussa presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’università degli studi di Genova (A.A. 1981-1982) relatore prof. XXXXX; C. Tosco, San Dalmazzo di Pedoona. Un’abbazia nella formazione storica del territorio dalla fondazione paleocristiana ai restauri settecenteschi, Cuneo 1996; E. Micheletto, La chiesa di San Dalamzzo a Pedona, archeologia e restauro, Cuneo 1999.

X